Mo Zi

Pensatore critico anticonfuciano e promotore del discorso razionale durante il periodo degli Stati combattenti è il Maestro Mo(墨子Mòzi). Vissuto tra la morte di Confucio, datata il 479 a.C., e la nascita di Mencio  372 a.C., Mozi non ha lasciato nulla scritto, ma furono i suoi discepoli che riportarono i suoi aneddoti ed i suoi dialoghi. In questi testi scritti, l’ultima parte è dedicata alle tecniche militari volte alla difesa dello stesso movimento. Mozi era un leader attivo al comando di un elite di guerrieri addestrati nelle arti marziali che svolgevano regolarmente spedizioni di “pronto intervento”.  I moisti derivavano da un ceto più basso rispetto al ceto aristocratico di Confucio, erano più vicini al popolo ed avevano un ordine cavalleresco di difesa, proteggevano coloro che venivano aggrediti. Maggior parte del pensiero di Mozi era incentrato sul dare delle regole precise e chiare per stabilire l’ordine:

 

“ Il Maestro Mo ha detto: Occorre innanzitutto stabilire delle regole. Discorrere senza alcuna regola è come voler stabilire il Levante ed il Ponente a partire da un tornio in movimento: la distinzione tra vero e falso, vantaggioso e nocivo non si potrebbe riconoscere chiaramente.

Perciò il discorso deve tenere conto di tre criteri. Quali sono?Il Maestro Mo ha detto: Ogni discorso deve avere un fondamento, un’origine e un’utilità. In che cosa consiste il suo fondamento? Consiste a monte nelle gesta e nelle imprese dei santi re dell’antichità. In che cosa consiste la sua origine? Consiste a valle nelle concrete testimonianze apportate dagli occhi e dalle orecchi del popolo. In che cosa consiste la sua utilità? Consiste nella pratica penale e politica, di cui si valuta la coincidenza con l’interesse del popolo e della gente dello stato. Ecco cosa intendo per un discorso che tenga conto dei tre criteri.”


Regole salde che vanno rispettate, risposte razionali a domande concrete e nessun tempo sprecato nei riti e nelle cerimonie affermavano i moisti. Il Maestro Mo, come anticonfuciano, rifiutava ogni aspetto cerimoniale dei confuciani e li riteneva una piaga per quel tempo:

 

“ essi corrompono gli uomini con la loro musica e con i loro riti complicati e ornati; il loro lutto prolungato e la loro ipocrita affiliazione altri non ingannano che i parenti dei defunti. Predicano il fatalismo e si avvoltolano nella miseria, e insieme ostentano la massima arroganza. Volgono le spalle a quanto è essenziale e trascurano i loro doveri, appagandosi soltanto nell’ozio e nella frivolezza. Si affannano assai quando si tratta di bere e di mangiare, ma molto meno quando si tratta di lavorare. Così, preferirebbero rischiare di morire di fame o di freddo piuttosto che porvi rimedio….”

Niente perdite di tempo, bisogna mettersi in moto e “lavorare”, solo così si può sopravvivere:

 

“L’uomo è fondamentalmente diverso da bestie, uccelli e insetti. Queste creature usano piume e pellicce come vesti e sopravvesti, zoccoli e artigli come scarpe e sandali, acqua ed erba per dissetarsi e per sfamarsi. Ecco perché, senza che i maschi lavorino la terra e senza che le femmine tessano o filino, hanno cibo e vesti in abbondanza.

Ma l’uomo è diverso da loro. Solo coloro che lavorano con strenuo sforzo sopravvivono; gli altri soccombono. Se coloro che stanno in alto non assolvono con pieno impegno i propri doveri, l’intera amministrazione parteciperà nel caos; se la gente comune non adempie con totale impegno ai propri obblighi, ricchezze e beni non basteranno per tutti. (...) Perciò i contadini lascino la casa presto al mattino, per tornarvi soltanto a tarda sera; le donne si alzino all’alba e vadano a dormire soltanto a notte fonda, dopo aver lavorato tutto il giorno.”

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